Corrao/Guadagnino (Confintesa Lavoratori della Conoscenza): le G.A.E. a Palermo, una lunga storia di ingiustizie.
Lo stato di diritto, richiamato espressamente dall’art.2 del Trattato sull’Unione Europea, si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia e dell’uguaglianza. È un principio fondamentale in cui l’azione di tutti i poteri pubblici è vincolata e conforme alla legge, garantendo i diritti dei cittadini attraverso un’autorità giudiziaria indipendente e imparziale, essenziale per l’applicazione uniforme del diritto europeo, la tutela dei diritti fondamentali e la fiducia reciproca tra stati membri.
Questo articolo stabilisce i principi che vincolano gli Stati membri e sono valori alla base su cui si fonda l’unione stessa come prerequisito fondamentale per essere parte integrante dell’Europa. La ricchezza e la crescita di un paese si fondano su una combinazione di capitali umani senza i quali un paese è destinato ad autodistruggersi. Nessun governo europeo può agire in modo arbitrario bypassando i principi di democrazia e i diritti fondamentali dei cittadini.
Sappiamo che l’Italia ha registrato un’incidenza particolarmente elevata di precariato nella scuola, con il sistema di reclutamento dei docenti che è stato oggetto di procedure d’infrazione da parte dell’UE a causa dell’eccessiva durata dei contratti a tempo determinato. Le criticità del sistema italiano rendono il precariato dei docenti una delle principali cause di attenzione negli ultimi decenni provocando un impatto diretto sulla stabilità dell’intero sistema scolastico, formato, oltre che da edifici fatiscenti per circa il 50%, soprattutto da bambini e insegnanti impegnati per far crescere insieme un paese.
In Italia la legge 296 del 2006 ha previsto l’istituzione delle graduatorie ad esaurimento nate con lo scopo di porre fine al precariato scolastico nel giro di 5 anni, chiudendo di fatto le vecchie graduatorie permanenti a nuovi inserimenti e cercando di regolamentare le assunzioni dei docenti. Attualmente vi sono iscritti ancora tanti docenti, soprattutto in Sicilia ma anche in altre regioni del sud; sono trascorsi più di 20 anni e le G.A.E. esistono ancora. Sono graduatorie utilizzate per l’assunzione in ruolo di una quota di posti disponibili, quando vengono autorizzati, solo per il 50% e per la copertura dei posti vacanti tramite supplenze.
“Mi chiamo Patrizia Guadagnino, docente abilitato e specializzato per le attività di sostegno didattico, appartenente alle G.A.E di Palermo dapprima graduatorie permanenti nel lontano anno 2002, oggi scrivo a nome di questa categoria di docenti”.
Nel corso degli anni i docenti appartenenti alle G.A.E. hanno manifestato il loro malcontento per le mancate immissioni in ruolo e per le modalità di accesso al sistema di reclutamento che li ha visti superati da nuove procedure di concorso, specialmente dopo l’introduzione di altre graduatorie concorsuali.
Esattamente lo scorso anno noi docenti delle G.A.E. siamo scesi dinnanzi all’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo, sostenuti dal Sindacato Confintesa Lavoratori Della Conoscenza e intervistati dal TG 5 per denunciare tramite l’Indignato Speciale la nostra situazione di precariato diventata oramai insostenibile. Ebbene a distanza di tempo non abbiamo ricevuto una sola risposta, una sola replica, un solo confronto che potesse giustificare tutta l’indifferenza che siamo costretti a subire dall’attuale Ministero dell’Istruzione e del Merito presieduto dal professor Giuseppe Valditara. Dunque, si deduce palesemente già dall’art.2 del Trattato dell’Unione Europea che noi docenti delle GAE, soprattutto del sud Italia, siamo stati privati della nostra dignità lavorativa, poiché offesi da un sistema che ci rende schiavi precari, un sistema che ci usa” 10 mesi ad anno scolastico. Ormai abbiamo compreso da tempo che renderci precari è un vantaggio per lo Stato italiano, una sorta di “triade” fra MIM-MEF-INPS.
In Italia l’art.4 della Costituzione afferma che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni per renderlo effettivo. Peccato che nella realtà dei fatti non sia così, dal momento che soltanto alcuni docenti delle G.A.E. del sud lavorano da più anni tramite incarichi al 30/06 sulle cattedre in organico di fatto, rimanendo comunque ingabbiati in un limbo di precarietà senza fine. La domanda sorge spontanea…:”se l’Italia è un Paese europeo come mai non ha rispettato la Direttiva 1999/70/CE per prevenire l’abuso dei contratti a termine lasciando ancora i docenti precari in G.A.E. con più di 3 anni di servizio ?” Beh, l’unica risposta che ci siamo dati è quella che proviene dalla realtà vista dagli occhi di chi può e vuole vedere, ossia la confusione più totale tra categorie di vecchi e nuovi precari della scuola.
Nel corso degli anni tutti i dicasteri dell’Istruzione e del Merito sono riusciti a trapiantare una nuova cellula cancerogena “T” tra le peggiori per il corpo docente, capace di moltiplicare, oserei dire ormai in modo incontrollato, graduatorie su graduatorie di persone che reclamano i propri sacrosanti diritti al lavoro. Dunque, allo stato attuale, come per qualsiasi altra situazione, ci sarebbero dei turni da rispettare per svuotare le graduatorie, ossia assumere chi ha già vinto un concorso nel lontano anno 1999/2000 (G.A.E.), chi possiede abilitazioni e specializzazioni, chi ha tanti anni di servizio, e soltanto dopo bandire nuovi concorsi e/o formulare nuove graduatorie. Ebbene oggi la “cellula T” si è infiltrata all’interno dei vecchi precari (G.A.E.), i quali ogni anno garantiscono il buon andamento delle attività didattiche, nonostante essi siano stati privati del loro diritto alla stabilizzazione e umiliati di fronte ai nuovi precari (G.P.S.).
Questa persistenza nella precarietà ha generato una vera e propria guerra tra poveri, sintomo di un problema strutturale del sistema scolastico che non dovrebbe essere affrontato con misure tampone ma con politiche volte a garantire la stabilità lavorativa. I docenti G.A.E. si sentono penalizzati rispetto ai colleghi inseriti nelle graduatorie provinciali per le supplenze (G.P.S.), per i quali sono stati previsti meccanismi di reclutamento straordinari (DL 73/2021) e più dinamici (call veloce e mini-call veloce) a dispetto della loro graduatoria, legata all’Ordinanza Ministeriale 60/2020, nata per centralizzare il sistema di assegnazione delle supplenze.
Noi docenti delle G.A.E. invece, abbiamo affrontato e vinto procedure concorsuali, siamo abilitati e specializzati sul sostegno, vantiamo tanti anni di servizio facilmente verificabili mediante la piattaforma pubblica di Istanze online (M.I.M.), e pur rimanendo in una condizione di precarietà infinita, abbiamo maturato una significativa esperienza sul campo, dimostrando competenze didattiche e professionali di altissimo livello, garantendo una continuità didattica ai discenti come aspetto fondamentale per il loro successo formativo.
I docenti presenti in G.A.E. in tutti questi anni hanno tenuto in piedi l’intero sistema scolastico italiano, dunque rappresentano un vantaggio, un patrimonio di professionalità, capacità e abilità che non bisogna disperdere solo perché si vuole risparmiare. Sembra quasi che non ci sia più logica nella scuola italiana! Dal momento che non si investe nel principale strato sociale capace di garantire lo sviluppo del paese non si può avere nessuna garanzia per piccoli e grandi studenti, nonostante essi rappresentino il futuro delle nuove generazioni per le quali vale sempre la pena investire.
In Italia non esiste il diritto al precariato ma forme di lavoro a tempo determinato che mirano a risolvere esigenze temporanee, piuttosto ci sono state delle normative volte a limitare l’abuso dei contratti a termine e la stabilizzazione nella P.A. ma tutte le volte la politica di turno preferisce calpestare lo stato di diritto dei lavoratori. Ad esempio, il Decreto Madia (Legge n.124/2015 art.20 comma 1) nasceva come un’ampia riforma della pubblica amministrazione italiana con l’obiettivo di superare il precariato e stabilizzare il personale con contratti subordinati a termine (come quelli dei docenti) assumendoli a tempo indeterminato, dopo aver maturato 3 anni di servizio anche non continuativi, alle dipendenze della stessa pubblica amministrazione. Insomma, questo decreto, introdotto per valorizzare le professionalità già esistenti nel nostro paese, avrebbe potuto salvare il salvabile, ma la politica italiana, ancora una volta, non si smentisce e preferisce sfruttare i lavoratori precari.
Anche il Decreto Legislativo 165/2001 (Testo Unico sul pubblico impiego) interviene sull’uso delle forme contrattuali a T.D. contrastandone gli abusi ma senza risolvere il problema delle assunzioni. Oggi, col Decreto “Salva Infrazioni”, per i docenti sussiste solo la possibilità, presso i tribunali, di chiedere il risarcimento per reiterazione dei contratti a termine. Tale norma infatti introduce importanti procedimenti quantificando il danno da 4 a 24 mensilità dall’ultima retribuzione da parte dei giudici.
Praticamente il Decreto-legge n. 131/2024 art.11 e 12 (noto come DL Salva Infrazioni), pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.217 il 16/09/2024, interviene solo per recepire le disposizioni europee sulle procedure di infrazione e pre-infrazione da parte della Commissione Europea per la mancata applicazione al personale scolastico della direttiva UE 1999/70/CE contro l’abuso dei contratti a tempo determinato attraverso la procedura d’infrazione n.2014/4231. Allo stato attuale l’Italia è deferita alla Corte di Giustizia Europea da parte della commissione Europea perché non ha posto fine all’abuso dei contratti a T.D.
Alla luce di tutto ciò sarebbe il caso di apportare delle modifiche all’art.1 della Costituzione Italiana poiché ormai l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro precario, la sovranità non appartiene più al popolo ma alla Triade (cellula “T”) che esercita forme di sfruttamento.
Noi docenti in G.A.E. del sud non possiamo tacere quando lo stesso Dicastero va in rotta di collisione contro sé stesso, non possiamo essere schiavizzati di proposito da un sistema perché manca la volontà politica per risolvere il problema. La soluzione per il sud è semplice:
- STOP AI CONCORSI AL SUD PER INFANZIA/PRIMARIA POSTO COMUNE E SOSTEGNO.
- LE G.A.E. DEL SUD COME UNICHE GRADUATORIE DI RIFERIMENTO PER L’ASSUNZIONE IN RUOLO FINO AL LORO ESAURIMENTO.
- UTILIZZARE I SOLDI DEL PNRR PER STABILIZZARE E SVUOTARE TUTTI I PRECARI DELLE G.A.E.
- AUMENTARE IL TEMPO SCUOLA INFANZIA E PRIMARIA CON ORARIO NORMALE (TEMPO PIENO).
- RENDERE OBBLIGATORIO L’ULTIMO ANNO DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA (ANNO PONTE) NEL PIENO RISPETTO DELLA CONTINUITA’ VERTICALE.
- TRASFORMARE TUTTI I POSTI DA ORGANICO DI FATTO IN ORGANICO DI DIRITTO.
- BANDIRE CONCORSI SUI POSTI EFFETTIVAMENTE NECESSARI.
In conclusione, noi docenti delle G.A.E. avremmo diritto ad un impiego stabile, in quanto il nostro dovere non è mai venuto meno, abbiamo sempre garantito il nostro contributo al sistema scolastico, vantiamo tantissimi anni di servizio e soprattutto meritiamo di essere ricompensati per la nostra dedizione e la nostra professionalità. Per noi docenti in G.A.E. la scuola non è un ripiego lavorativo ma una scelta consapevole dettata dalla meritocrazia e dalla nostra posizione lavorativa consolidata già nel lontano anno 2000, grazie alla quale non ci stancheremo mai di ripetere che il nostro mestiere docente “è unico tra tanti altri”. La nostra capacità di resilienza, la passione, l’amore per il prossimo e la spiccata empatia ci ha resi forti nell’affrontare le difficoltà burocratiche a cui il precariato ci sottopone, ma tutto ciò non può e non deve ledere la nostra dignità lavorativa di uomini e donne.
Oggi siamo veramente delusi, il numero dei precari aumenta in maniera esponenziale, nessuno dei governi che si sono succeduti, compreso l’attuale, ha veramente messo mano a una riforma scolastica in grado di offrire risposte serie alla condizione lavorativa dei docenti precari presenti ancora nelle G.A.E.
È triste assistere ad una totale mancanza di volontà politica per realizzare una scuola di qualità, e anzi, la direzione intrapresa per aziendalizzare sempre di più il servizio scolastico, produce ogni anno migliaia di precari che vivono l’estate, e in particolare le ultime settimane di agosto, tra ansie, difficoltà economiche e familiari, contemplando anche un trasferimento dall’altra parte della penisola. L’estate si chiude aspettando la nomina della supplenza da algoritmo, una procedura che non permette la trasparenza, che spesso determina errori nelle assegnazioni, che prevede una scelta delle preferenze compilata al buio e senza conoscere i posti disponibili.
Chiediamo a gran voce la nostra stabilizzazione e il riconoscimento dei nostri diritti di lavoratori docenti mediante procedura straordinaria di immissione in ruolo.
“Ringrazio la Prof.ssa Guadagnino, nostra iscritta, per la minuziosa e dettagliata analisi della problematica G.A.E. e del precariato in genere nella scuola italiana; il precariato cronico della scuola italiana è un male, un male denunciato anche dall’Unione Europea, un male che l’Italia dovrebbe impegnarsi a risolvere con ingenti e reali stabilizzazioni e non con continui concorsi di facciata per evitare ulteriori sanzioni dalla stessa E.U., concorsi che ormai vengono disertati dagli stessi docenti”. Così dichiara Giovanni Corrao, Responsabile Nazionale Confintesa Lavoratori della Conoscenza.
Precari storici delle GAE di Palermo.
Comunicato Stampa
Palermo, 22/10/2025


Con calma e senza spingere direbbe qualcuno. Il discorso è complesso ed articolato. Diciamo che l'ideale sarebbe un docente con…